SERVIZI PER IL SETTORE APPALTI IN SARDEGNA

L'Isola in movimento - intervista a Luciano Murgia, Fraigare s.r.l.

 

28.04.2014

 

Chi è e che cosa fa Luciano Murgia?
Luciano Murgia è amministratore di una società che si occupa di manutenzioni e lavori edili. Lavora nel sassarese e copre tutta la filiera dei lavori pubblici, dai servizi di consulenza tecnico-estimativa, allo studio, progettazione ed esecuzione di lavori. Partecipa regolarmente a gare pubbliche.

Come vede il settore dei lavori pubblici in Sardegna? Qual è stato l’impatto della crisi economica e quali le criticità maggiori?
La crisi in Sardegna è arrivata un po’ in ritardo rispetto al resto del Paese, ma quando è arrivata si è fatta sentire in tutta la sua gravità. Le indagini e gli studi più recenti ormai confermano la forte contrazione del settore, sia dal lato della domanda pubblica (con una contrazione significativa nel numero e nel valore degli appalti pubblici), sia dal lato dell’offerta, cioè della competitività del sistema delle imprese.
I problemi che io intravedo sono di due tipi: uno, di carattere psicologico, che riguarda la sfiducia perdurante del mondo delle imprese, che fanno fatica a guardare al futuro con ottimismo e dunque a programmare nuovi interventi ed investimenti, l’altro, di carattere strutturale, che attiene alla scarsa capacità di programmazione da parte delle istituzioni pubbliche, che non pongono le condizioni necessarie a riattivare i meccanismi di fiducia e dunque che porta l’imprenditore ad essere restio ad investire e ad affrontare nuove sfide.
Il problema della mancanza di una “una cultura della programmazione” negli Enti è a mio avviso il problema centrale da affrontare: gli interventi si programmano poco e in maniera inefficace, manca una visione strategica del futuro, pur nella consapevolezza della scarsità delle risorse.

Eppure l’obbligo di programmare gli interventi è arrivato nel settore dei lavori molto prima che nelle forniture? Cosa è che non funziona nelle programmazioni triennali degli Enti?
Le programmazioni triennali rischiano di essere i “cassetti dei desideri”: spesso si traducono in lunghi elenchi di opere, poche delle quali saranno effettivamente realizzate. Eppure programmare si può, anche con risorse scarse, anche con i vincoli, seppur insostenibili, del patto di stabilità.

Come valuta la fase di progettazione? Gli Enti hanno al proprio interno le competenze per progettare in modo efficace?
A mio avviso le competenze ci sono e all’interno degli enti vi sono progettisti di grande qualità. Il problema è che i funzionari si trovano a gestire processi e procedure estremamente complesse e hanno un carico di responsabilità enorme, per cui spesso vi è un’enfasi eccessiva sulla norma piuttosto che sui risultati dell’opera.

Il criterio del massimo ribasso è ancor prevalente nel settore dei lavori. Come si può innestare in questo settore una cultura della qualità dell’opera?
Vi è sicuramente un’enfasi eccessiva sul costo, che è l’elemento predominante nella contrattazione tra PA e impresa e che provoca rigidità talvolta insormontabili da entrambe le parti. Lo vediamo nell’andamento dei ribassi, che sono sempre più elevati e dove riscontriamo un’evoluzione drammatica che va a scapito della qualità dell’intervento.
Questo è avvenuto, in modo piuttosto paradossale, in una situazione di riduzione della concorrenza, poiché il numero dei concorrenti non è aumentato, anzi gli Enti hanno difficoltà a trovare imprese in grado di partecipare agli appalti.

Il mercato dei lavori in Sardegna quanto è “dominato” da imprese non sarde? Quanto sono competitive le aziende del territorio in questo mercato?
La Sardegna non ha un numero sufficiente di imprese per partecipare a gare di appalto di un certo livello, manca un tessuto economico adeguato e strutturato, le imprese sono piccolissime e quelle che partecipano alle agre sono sempre le stesse. E’ un bacino, quello locale, che andrebbe assolutamente ampliato e rafforzato.

Quali sono i fabbisogni delle imprese del settore? In che modo un servizio come quello dello Sportello Appalti Imprese potrebbe aiutarvi ad esser più competitivi sul mercato?
Il problema fondamentale per le imprese è quello delle competenze in fase di gestione del contratto. Non solo le imprese avrebbero bisogno di un supporto nella fase di partecipazione alla gara, ma soprattutto nella gestione del contratto di appalto. La gestione è un momento fondamentale, forse quasi più importante dell’esecuzione stessa del lavoro: le imprese devono capire che le difficoltà iniziano dopo la firma del contratto: su questo c’è da lavorare moltissimo. L’impresa sarda ha una connotazione fortemente artigiana, pensa a fare bene il lavoro, ma speso trascura tutto il resto. In questo senso ben vengano tutte le iniziative formative e informative che servano ad acquisire consapevolezza, a fornire strumenti per acquisire consapevolezza su come regolare i rapporti tra imprese e stazioni appaltanti.

Come valuta il problema dei debiti della PA per le imprese di lavori?
E’ un problema gravissimo su cui occorre intervenire al più presto. Il problema dei debiti della PA è un esempio di come fino ad oggi le imprese siano state considerate detentrici di doveri e non di diritti. La formazione è importante per far crescere la consapevolezza delle imprese e per consentile di dialogare su un piano paritario con la PA.

info@sportelloappaltimprese.it                                 © 2014 Regione Autonoma della Sardegna












1)           PERCHE' LE AZIENDE SONO IN ROSSO?

            La stampa ed i media ci portano a conoscenza, attraverso le riflessioni di illustri personalità, delle difficoltà che incontrano le aziende italiane nel riscuotere i crediti maturati nei confronti di enti ed amministrazioni pubbliche.

            I crediti maturano a seguito di esecuzione di lavori, forniture e prestazioni professionali nei confronti del committente, a cui deve corrispondere un compenso economico.

            Opinioni legittime e legittimate da cariche istituzionali, confortate in molti casi da valutazioni e riflessioni di altrettanti illustri operatori dei settori interessati.

            Aldilà dell'aspetti, comuni che essi analizzano, generici delle informazioni riportate ed indeterminati sugli obiettivi da raggiungere, è bene invece conoscere quale è la realtà di chi si avventura nel finanziare un'opera per conto dello Stato.

            Per poterlo fare, è necessario spogliarsi di quel sentimento che cattura un essere umano quando si trova di fronte ad un evento tanto grande, o percepito tale, che pervade l'animo tanto da fargli pensare che è ineluttabile che quella sia la conclusione ovvia. Il sistema cattura e stritola, poi restituisce una poltiglia informe di luoghi comuni e banalità che riempiono pagine e pagine di giornali; tanto che poi ciascuno di noi è persuaso dalla convinzione di trovarsi di fronte all'ineluttabile.

Ciò che conosciamo delle malefatte delle varie "cricche" di turno, non sono le realtà che vivono la quasi totalità delle aziende italiane; quelli sono delinquenti, senza scrupoli neanche nei confronti di quelle aziende che "stritolate" dai loro meccanismi, finiscono per essere accomunate nel loro stesso destino.

Ciò che non conosciamo di un'azienda che si accinge a finanziare un'opera dello Stato, è la storia dall'inizio. Che cosa succede quando si vince una gara di appalto e soprattutto, che cosa vuol dire partecipare ad una gara di appalto per opere pubbliche?

Aldilà dell'aspetto concettuale, trito e ritrito, può partecipare chi è in regola con il versamento dei contributi; il tutto viene riassunto in un documento che si chiama: DURC=Documento Unico di Regolarità Contributiva.
Questo documento è la patente (!) dell'Impresa.
Questa patente deve essere rinnovata ogni 16 del mese e per tutti i mesi (!) di vita dell'Impresa stessa.
Il documento attesta che i contributi per imposte dirette DM10, Inps, Inail e Cassa Edile, sono stati versati regolarmente ogni 16 del mese.
Insisto sulla scadenza del 16 di ogni mese perchè è la data che regola il vivere dell'azienda. È assolutamente rigida, pena la sospensione della patente.

A questo punto però, si devono analizzare almeno due aspetti di fondamentale importanza:

  1. le azioni dello Stato: lo Stato richiede d'ufficio il Durc;

  2. le azioni di Equitalia: l'ufficio trasmette il nulla osta allo Stato per effetto della verifica della morosità fiscale, di cui all’articolo 48-bis del DPR 602/1973.

Se gli Enti citati rispondono, ma non entriamo nel merito della diligenza dell'impiegato statale, positivamente, lo Stato può pagare il credito dell'Impresa.
Se si accende il bollino rosso, si viene a conoscenza con esattezza la data in cui l'Impresa cesserà la sua vita: il 16 del mese. La patente viene sospesa, i pagamenti vengono sospesi, l'Impresa è costretta a fermarsi.

"Il sistema cattura e stritola, poi restituisce una poltiglia informe"

- Per quanto attiene ai contratti pubblici di lavori, le norme che impongono il tempestivo pagamento dei crediti che l’impresa appaltatrice vanta nei confronti della committenza pubblica vanno individuate nel Capitolato Generale delle Opere Pubbliche approvato con D.M. n. 145 del 19 aprile 2000, le cui disposizioni sono oggi in gran parte confluite nel D.P.R. 207/2010, nuovo Regolamento di Attuazione del Codice dei Contratti Pubblici (cfr. artt. 143 e 144).
Viene così dettata una puntuale tempistica per il pagamento di acconti e saldo maturati nell’esecuzione dei lavori pubblici (art. 29 D.M. 145/2000; art. 143 D.P.R. 207/2010) e si dispone altresì in ordine all’entità degli interessi da corrispondere in caso di ritardato pagamento (art. 30 D.M. 145/2000; art. 144 D.P.R. 207/2010).
-

Vorrei però fare un passo indietro sul che cosa vuol dire partecipare ad una gara di appalto per opere pubbliche con riferimento agli aspetti prettamente economici. L'unica persona che realmente è a conoscenza di quanto costa predisporre una gara di appalto e quanto lo Stato stesso chiede di spendere prima dell'inizio effettivo dei lavori, è solo l'operatore economico che si assume in toto il rischio dell'operazione.

Il titolare dell'Impresa dichiara formalmente attraverso atti e dichiarazioni:

  • di assumersi il rischio, dimostra le proprie capacità tecniche e finanziarie e predispone i documenti di gara                                                                         €€. 300,00
  • certificazione CCIAA antimafia                                     €€.  54,00
  • fidejussioni provvisorie pre-gara                                    €€.  55,00
  • marca da bollo su offerta di ribasso                              €€.   14,62

                                                                sommano                €€.  423,62
In caso di aggiudicazione dell'appalto:

  • fornisce polizze assicurative proprie di responsabilità civile (pro quota) €€. 400,00
  • fidejussioni assicurative definitive in favore dell'Ente appaltante in caso di aggiudicazione dell'appalto                                                                                         €€. 250,00
  • predispone il POS (Piano Operativo di Sicurezza) del cantiere              €€. 200,00
  • fornisce infine i bolli da applicare sul Contratto di Appalto che regola i patti e le condizioni di fornitura. In numero variabile che non è mai inferiore alle trenta unità     €€. 438,60

                                                   Sommano in totale                                       €€.2135,84

Dopo aver speso 2135,84 €uro, si è pronti per l'inizio dei lavori.

Posto che le opere da realizzare siano effettivamente quelle necessarie, se il Contratto prevede il frazionamento dell'importo in stati di avanzamento l'impresa appaltatrice anticiperà le somme necessarie o in caso contrario, porterà a termine l'intera opera a sua cura e spese.
Poniamo adesso che l'importo dei lavori ammonti a circa €.60000,00.
Calcoliamo l'utile dell'impresa pari al 10% dell'importo.
La differenza sarà destinata per far fronte alle spese contributive (DM10, Inps, Inail, Cassa Edile), al personale che ipotizziamo pari a quattro collaboratori, ai fornitori dei materiali edili utilizzati, alle spese per ammortizzare le attrezzature necessarie per svolgere i lavori (autocarro, elettroutensili, affitti per il ricovero delle attrezzature) oltre 2135,84 €uro.
L'ultimo dato da applicare, affinchè il quadro economico sia completo, è il tempo:
- il tempo di esecuzione dei lavori: ipotizziamo circa 60 giorni;
- il tempo tecnico per la contabilità dello Stato

"è previsto che, a partire dalla maturazione di ogni stato di avanzamento dei lavori, il termine per l’emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti non possa superare i quarantacinque giorni. Una volta emesso il certificato, il pagamento deve essere disposto mediante specifico ordine (mandato di pagamento) entro i trenta giorni successivi".

Sommano in totale 135 giorni=4 mesi e mezzo.

Adesso dobbiamo unire i due discorsi, quello amministrativo dell'Impresa (patente) e quello economico dell'impresa.
In quattro mesi e mezzo, abbiamo incontrato almeno quattro "16" del mese ed abbiamo speso circa 54000,00 €uro.

Poniamo ora che dopo la regolare esecuzione dei lavori, dopo la redazione di tutta la contabilità dello Stato e quindi autorizzati ad emettere regolare fattura, un giorno che ipotizziamo il 2 di Aprile, viene comunicato all'impresa che circa un mese prima, ipotizziamo il giorno 8 di Marzo, lo Stato sospende il pagamento della fattura del giorno, ipotizziamo 9 di Marzo, per il seguente motivo:

PATTO DI STABILITA' 2012. SOSPENSIONE DEI PAGAMENTI IN CONTO CAPITALE.

"Il sistema cattura e stritola, poi restituisce una poltiglia informe di luoghi comuni e banalità che riempiono pagine e pagine di giornali; tanto che poi ciascuno di noi è persuaso dalla convinzione di trovarsi di fronte all'ineluttabile".

Nel partecipare ad un Convegno il cui tavolo di presidenza era gremito da rappresentanti di categoria, rappresentanti di istituti di credito ed esponenti politici riuniti sul tema:

<<Pagamenti in ritardo? Trovata la soluzione: il factoring>>

Per poter spiegare il pensiero, ritengo necessario procedere esattamente al contrario di quanto era previsto per gli interventi succedutesi nel corso del convegno, partecipato ad onor del vero, da una platea piuttosto scarsa.
Prende la parola uno dei rappresentanti di un noto istituto di credito per significare quanto l'istituto sia vicino e solidale con le vicissitudini delle imprese. Propone anche lui una soluzione per risolvere la problematica inerente: rifiutare gli incarichi a rischio.
Prende la parola il rappresentante della società di factoring ed espone il "suo" pacchetto di assistenza e gestione delle sofferenze economiche imprenditoriali che, per brevità, riassumo in pochi passaggi:
il factoring chiede garanzie all'impresa per il credito;

  1. il factoring chiede garanzie all'Ente creditore per la certificazione del credito;

  2. il factoring chiede gli interessi all'impresa;

  3. il factoring chiede la provvigione all'impresa.

    Entra in campo anche il Consorzio di Garanzia che garantisce il 50% del finanziamento all'impresa:

  4. il Consorzio di Garanzia chiede la provvigione all'impresa.

Se da un esame superficiale dell'intervento del bancario avevo tratto conclusioni circa la rischiosità del lavoro (quale è il lavoro non rischioso per un artigiano), vorrei invece proporre alcune considerazioni.
La posizione dell'impresa che non riceve i pagamenti del lavoro eseguito:
-) l'impresa sopporta la spesa degli interessi sul debito in quanto anticipa e finanzia l'opera dello Stato,
-) l'impresa sopporta la spesa degli interessi sul debito se ha in atto un'operazione di anticipo fatture;
-) l'impresa sopporta la spesa degli interessi sul credito della società di factoring;
-) l'impresa sopporta la spesa della provvigione, sul credito, della società di factoring;
-) l'impresa sopporta la spesa della provvigione, sul credito, del Consorzio di Garanzia;
-) l'impresa sopporta la revisione della patente ogni 16 del mese (DM10, Inps, Inail e Cassa Edile).
Ergo, il bancario aveva ragione.
Una mente molto acuta ha pensato come affossare ulteriormente un'azienda spacciando l'operazione come il titolo del convegno. Ma allora ci troviamo di fronte ad un operazione di distruzione del tessuto delle piccole imprese e dell'artigianato; è sufficiente pensare che tutto il discorso, in realtà, non interessa a nessuno.

Ma la risposta, in fin dei conti, l'abbiamo a portata di mano, lo ha detto anche il bancario: rifiutare gli incarichi a rischio.

A fronte di richieste pressanti che oramai sono sfociate in una vera e propria persecuzione del tipo caccia alle streghe di medioevale memoria, l'unica difesa che rimane, invece di cercare di nascondersi per passare inosservati, è quella di rifiutare gli incarichi a rischio.
Il discorso può essere uniformato alla problematica del lavoro in nero. Sinchè ci sarà qualcuno che non può permettersi ciò che possiede, farà sempre ricorso a soluzioni alternative, o come in gergo viene definita: finanza creativa.
Si provi ad infliggere al lavoratore scoperto a lavorare in nero, le stesse sanzioni imposte al datore di lavoro.
Non si può perchè il lavoratore è l'anello socialmente debole della catena dello "sfruttamento" sociale. Il datore di lavoro, in quanto tale, occupa una posizione preminente rispetto al lavoratore che è obbligato a lavorare; ebbene, a questo punto, quale è la differenza di rapporti tra la pubblica amministrazione, che commissiona l'opera senza avere di che pagare, e l'impresa che è obbligata a lavorare?
Esorto quindi tutti i colleghi a fare una valutazione approfondita dei motivi che spingono ad accettare incarichi il cui obiettivo non sia certo ed esigibile, perchè il "16" del mese gli Enti preposti alla persecuzione in atto batteranno cassa.
L'Agenzia delle Entrate, l'Inps, l'Inail, la Cassa Edile, Equitalia e la pubblica amministrazione, non hanno scrupoli nel rovinare la vita delle persone.

"Il sistema cattura e stritola, poi restituisce una poltiglia informe"

Ricordo inoltre a tutti i colleghi che la professionalità raggiunta, la capacità di creare un oggetto con le proprie mani, la perseveranza nel progettare e raggiungere l'obiettivo, non ce la può togliere il burocrate di turno a meno che, qualcuno glielo permetta. Ma allora, scusatemi, peggio per chi lo accetta. Chi si è inginocchiato lo ha fatto perchè e un'incompetente ed ha bisogno di qualcuno che lo protegga, che copra la sua incapacità. Per chi non accetta la genuflessione, il lavoro sarà sempre garantito perchè solo lui saprà eseguirlo. Noi non abbiamo bisogno dei finanziamenti dello Stato, abbiamo imparato col sudore della nostra fronte a costruirci le cose che ci servono, da soli, senza essere assistiti o guidati dai vari parassiti di turno.
                                                     
                                                          costruire, costruire e costruire


NUOVE CONSIDERAZIONI


2) LE SPESE GENERALI NEL CONTRATTO PUBBLICO DI APPALTO del 6 dicembre 2012

Premessa la N.1, propedeutica al concetto da sviluppare, ma non esaustiva in quanto non si entra nel merito delle considerazioni soggettive.
Posto che la normativa sui LL.PP. è da ritenere invece sufficientemente esaustiva, l'ausilio all'Impresa dove può essere ricercato?
In linea generale il miglior aiuto che si può dare all'Impresa è far si che la Stazione Appaltante applichi in maniera corretta il Regolamento del Codice dei Contratti Pubblici di cui al D.P.R. 5 ottobre 2010, n.207.

Questa affermazione, per quanto banale possa apparire, riguarda il 99,99% degli Enti e/o, in generale, Stazioni Appaltanti.
Deriva da ciò specifica valutazione riguardo le Spese Generali che, applicate in misura forfettaria nella percentuale pari a 15 punti, è introdotta e sommata ad altre voci che poi, assieme, concorreranno alla formazione del prezzo della lavorazione.

Visto che da molto tempo ormai ho acquisito la quasi certezza che praticamente nessun tecnico - ragioniere - commercialista di impresa calcola in modo corretto le sue spese generali, in quanto non mi e' mai capitato di incontrarne uno, fra le tante conoscenze, che le calcoli correttamente, mi viene spontanea la domanda:
c'e' qualcuno che calcola le sue spese generali in modo corretto?
E proseguendo nello specifico:
considerando un progetto in cui il progettista ha calcolato le spese generali applicando la percentuale del 15%, quanti EURO sono EFFETTIVAMENTE disponibili per le spese generali per un imprenditore che nel SAL ne incassa netti 100.000.

EURO 11857,71

Determinato il risultato, appare evidente la discrepanza tra quanto in maniera del tutto immaginaria si è portati a vedere, rispetto a quanto realmente l'Imprenditore riceverà per il suo lavoro. Che è importo ben diverso dalla percentuale del 15% di progetto vista questa sotto l'aspetto di percentuale da “ragioniere”. Che è il meccanismo che genera l'errore e che porta a SOTTOVALUTARE AMPIAMENTE le spese generali.
Per cui INOPPUGNABILMENTE risulta, NUMERI E NORME DI LEGGE ALLA MANO, che per l'impresa che e' attenta, ma che calcola le spese generali nel solito modo, l'errore - danno consiste nel non sapere dove va a finire qualcosa che puo' arrivare fino a 8 - 12 punti in piu' del famoso 15%, pur pensando di fare tutto in modo corretto.
Ma 8 - 12 punti percentuali possono segnare la svolta fra guadagnare bene o guadagnare poco, se non fra guadagnare qualcosa o trovarsi in perdita. (ringrazio l'Ing.Bianchini per questo parere illuminante)
Una verosimile soluzione è possibile operando un parallelo con il calcolo della stima dei costi della sicurezza contrattuali in cui il progettista della sicurezza deve procedere mediante computo metrico.
Facendo quindi propendere l'interesse non al comma 2 lettera b) dell'art.32 del Regolamento ma al successivo comma 4 lettere da a) – p) intendendo quest'ultimo, come un possibile esempio di computo dettagliato perchè, se è vero che è richiesto al coordinatore per la progettazione l’impegno di calcolare i costi della sicurezza mediante un accurato computo metrico estimativo fondato sulle proprie scelte progettuali; è anche vero che il comma 4 è influenzato dalle stesse scelte progettuali (se si esaminano meglio le lettere che lo compongono).
Pertanto è vero, secondo la mia opinione, che alcune voci di spesa generale non debbano essere interessate dal ribasso d'asta.
Esempio:
- comma 4 lettera a) dell'art.32: le spese di contratto ed accessorie e l’imposta di registro;
- comma 4 lettera b) dell'art.32: gli oneri finanziari generali e particolari, ivi comprese la cauzione definitiva o la garanzia.
- comma 4 lettera m) dell'art.32: le spese per passaggio, per occupazioni temporanee e per risarcimento di danni per abbattimento di piante, per depositi od estrazioni di materiali;
- comma 4 lettera o) dell'art.32: le spese di adeguamento del cantiere in osservanza del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, di cui è indicata la quota di incidenza sul totale delle spese generali, ai fini degli adempimenti previsti dall’articolo 86, comma 3-bis, del codice.

Ripropongo adesso la premessa per affermare che invece con semplici osservazioni del Codice, unitamente al rispetto del diritto del non pregiudizio ad una gestione economicamente positiva dell’appalto che ciascun Impreditore acquisisce all'atto della firma del Contratto di Appalto stesso, l'operatore economico può trarre immediati benefici economici per l'Azienda e di riflesso, per l'indotto che gli “ruota” attorno; ivi compresi ovviamente Inps, Inail e Cassa Edile.

Il diritto del non pregiudizio ad una gestione economicamente positiva dell’appalto, è un altro aspetto del mancato rispetto delle Norme che principalmente coincide con la variante in corso d'opera. 

Posto che è evidentemente necessario essere consapevoli ed assecondare, pure per prassi giurisprudenziale consolidata, che nella esecuzione dei contratti delle OO.PP. sussiste l'obbligo di cooperazione dato che la Stazione Appaltante e l'Impresa devono collaborare al fine ultimo della realizzazione dell'opera, in quanto l'utilità sociale dell'opera deve essere preminente; la non corretta applicazione del Regolamento sbilancia, talvolta in maniera irreparabile, l'equilibrio dei patti e delle condizioni che si vanno ad instaurare tra la SA e l'Appaltatore prima, tra il RUP con il DL, il Direttore di Cantiere con le maestranze successivamente, producendo evidenti obiettivi irrealizzabili e “ingessamento” delle procedure.

Ma altri ed ulteriori aspetti tecnico/amministrativi possono determinare, come detto, immediati benefici economici per l'Azienda senza scomodare Giuristi od Esperti per la modifica, non necessaria, degli articoli del Codice dei Contratti; che potrebbero portare dei miglioramenti, sicuramente però non nell'immediato.


 


 

FRAIGARE SRL - SOCIETA' DI LAVORI EDILI 
Via Alghero n° 42- 07100 Sassari - CF/P.Iva 02342130909 C.C.I.A.A. SS n° REA: 167161 - Albo Artigiani n° 51167
tel 3408904493 - 3477471663 - fax 1786028951

  Site Map